Anno 2006 - Analisi fatta per "EVA 3000" e sul mio vecchio sito www.mondoonline.net
Anno 2009 - Analisi confermata: Arrivavo ubriaco agli allenamenti dell'Inter
Calciatore Adriano, F.C. Inter
Sono passati tanti anni, ma ancora non è stata trovata la strategia giusta per "sfruttare" al massimo le vere potenzialità del genio di pallone Adriano. Non solo che è stato "archiviato" e dimenticato il caso di Bobo Vieri, ma si tenta di "mettere da parte" Adriano e di "piegare" un'altro di questo stesso genere, Balotelli, un genio con un "difetto di fabbricazione" (che spiegherò nell'articolo dedicato a lui).
Cosa si può fare?
Senza portarli a capire se stessi non sarà mai possibile sfruttare al cento percento le loro capacità! Come sarà possibile avere i genii del calcio nel posto che loro appartiene: L'Olimpo del calcio, iniseme a Maradona, Pele e tanti altri grandi e mai dimenticati? Solo scoprendo loro ciò che hanno ricevuto in dono e ciò che con questo possono fare nelle date condizioni loro personali e del mondo che li circonda!
Ecco l'articolo pubblicato su EVA 3000 nel 2009, che a distanza di 4 anni conferma che la mia analisi era giusta e tempestiva:
| Un genio del palone tra l'Olimpo e il martirio |
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Sono Interista da 14 anni e l'invito di EVA 3000 di analizzare i palmi di Adriano mi è arrivato come un segno del destino. Questo giovane calciatore, che sembra incompreso da se stesso e dagli altri, vaga pericolosamente tra la strada dell'Olimpo e quella che porta verso i "martiri della Dolce Vita", dove già sta comodamente Vieri, altro grande dell'Inter, per il quale le porte dell'Olimpo si sono chiuse per sempre. Ma per Adriano c'è ancora tempo.
Questo mio è un sincero contributo per riportare Adriano sulla strada che gli appartiene naturalmente.
Inoltre è uno dei punti fondamentali per l'Inter, che ha tutto, ma dovrà lavorare di più sul piano psico-fisico se vuole che le sue stelle brillino dai massimi livelli delle loro potenzialità.
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| Un genio del palone tra l'Olimpo e il martirio |
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ADRIANO, nato il17. Febbraio 1982 a Rio de Janeiro.
Stando a questa data le sue mani dovrebbero essere del tipo “aria” (acquario), palmo quadrato e le dita molto più lunghe e flessibili. Le linee sono poche ma non delicate, ben incise. Sul palmo predominano la linea del cuore e la linea della vita, mentre la linea della testa scende verso il monte della luna su entrambi i palmi.
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<< Adriano | His palm
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Questo curioso miscuglio, molto ingannevole ci svela che come tipo Adriano è dotato di un fisico possente, passionale di natura e di buona salute. Ma dove sta la forza sta anche la debolezza. Lui è forte fisicamente, ma è condizionato dall’emotività. Tende ad essere pigro e dovrebbe essere in costante movimento, perché la dieta su di lui non fa nessun effetto. Solo ed esclusivamente il costante movimento può impedire che ingrassi e permettergli di sfondare nel calcio. A patto che non beva i superalcolici e non faccia troppo sesso. Dalla forma della mano, dalla disposizione dei monti si capisce che su di lui il sesso fa lo stesso effetto dei dolci: lo frena. Adriano non è come Inzaghi, Crespo, Mihajlovic, Maldini o Seedorf, che lo possono e dovrebbero fare più spesso possible. Il suo equilibrio sportivo dipende sopratutto dalla passione che ha verso il suo lavoro e non verso il godimento fisico. Come il giocatore Bobo Vieri. O Maradona. Quest’ ultimo almeno è riuscito ad arrivare alla maturazione prima del cedimento ai stravizi o perché la passione per lo sport che faceva lo ha reso meno vunerabile nel momento cruciale. Per Vieri ormai è tardi. La stessa cosa vale anche per il Fenomeno Ronaldo. Due talenti grandi come quello di Maradona, lo dicono i loro palmi. Adriano invece può essere indirizzato bene ed è momento giusto e la chiave è la disciplina, perché la sua linea della testa conferma l’assenza non solo di questa fondamentale caratteristica, ma anche la mancanza di consapevolezza e di coscienza di se stesso.
Adriano dovrebbe allenarsi ogni giorno possibile (il suo fisico glielo permette), concentrandosi solo al calcio e per un paio di mesi non dare nessun sfogo alla distrazione, ne fisica, ne mentale. Non deve nemmeno prestare l’attenzione a ciò che di lui scrivono i critici. Una volta “entrato” nell’equilibrio: corpo – mente – risultati, potrà concedersi delle distrazioni, ma è consigliabile che si trovi una partner fissa. Sempre se vorrà arrivare laddove stanno i dei del calcio. Se no, lo attende il mondo delle veline di Vieri e di angeli del calcio caduti per sempre, per i quali ho coniato l’espressione “i martiri della dolce vita”.
Ma sulle sue mani sta una linea, la linea del destino, che mi dice che lui ce la può fare! Se per almeno sei mesi si allenerà in questo modo, dopo la fatica tutto diventerà più semplice e la sua storia sarà una di quelle da favola a lieto fine. Il suo posto naturale si trova nel Olimpo del pallone.
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